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giovedì 13 ottobre 2016

Venezia sospesa tra contraddizioni e possibilità

Un itinerario attraverso la città e la laguna. Una serie di incontri con persone speciali. Riflessioni su Venezia emerse nell'iniziativa che la scuola di eddyburg ha organizzato il 15-16 settembre 2016. >>...

Una città un pianoL’iniziativa “una città un piano” quest’anno è stata dedicata a Venezia. Come sanno i lettori di eddyburg, le qualità della città lagunare riconosciute dal mondo intero sono state prodotte dal secolare rapporto, equilibrato e dinamico, tra la società e gli elementi fisici della città e della Laguna. Quell’equilibrio oggi appare compromesso. Venezia si è trasformata in un palcoscenico per il turismo di massa e in un terreno di caccia per gli interessi di pochi soggetti privilegiati, a scapito non soltanto della sua vivibilità e vitalità, ma persino della salvaguardia della Laguna. Per comprendere le poste in gioco, gli interessi dominanti e le possibilità alternative, abbiamo organizzato un itinerario attraverso la città e la Laguna, lungo il quale abbiamo conversato con alcuni esperti attorno all’origine dei mali attuali.



Venezia che vuole essere come le altre
Il nostro viaggio è cominciato, simbolicamente, sul piazzale della stazione ferroviaria. Le modificazioni che hanno interessato il sistema della mobilità esprimono bene le contraddizioni della condizione contemporanea di Venezia. Maria Rosa Vittadini, uno dei massimi esperti italiani di trasporti e di valutazione ambientale, le ha passate in rassegna per noi. Il suo racconto è iniziato dalla costruzione del ponte ferroviario nel 1846, un vero punto di svolta nella storia della città. Nei secoli precedenti, la prosperità degli abitanti era stata garantita dal rapporto intimo con l’ambiente lagunare, produttivo e protettivo al tempo stesso, e da una rete di rapporti con il mondo intero basata sul trasporto via mare. Agli inizi dell’ottocento, il declino economico e politico della città ha portato a ritenere necessario un collegamento stabile e veloce verso la terraferma. Da allora in poi, l’insularità di Venezia è stata avvertita come un problema da superare - letteralmente e simbolicamente - con ogni mezzo: collegamenti stradali, metropolitane e tranvie, in superficie, sopraelevati e nel sottosuolo. Per tutto il novecento si è perseguita l’omologazione alle altre città: un paradosso culturale che ha interessato tutti i settori della vita economica e sociale. Ed è proprio in questa tensione irrisolta fra conservazione della propria identità e ricerca del benessere che possiamo individuare la radice profonda delle contraddizioni attuali.


Il peso degli interessi piega le decisioni pubbliche
La seconda tappa del nostro viaggio è stata all’Istituto veneziano per la storia della resistenza, dove abbiamo incontrato Lidia Fersuoch, presidente della sezione cittadina di Italia Nostra ed esperta della storia urbana. Grazie a Lidia abbiamo potuto capire quanto gli interessi, parziali e contingenti, dei gruppi dominanti in città si siano posti in contrasto con il carattere dei luoghi. Un atteggiamento irresponsabile che riguarda tanto il settore privato, quanto quello pubblico.
L’esempio più clamoroso riguarda certamente il MOSE. Nel 1973, la salvaguardia di Venezia è stata dichiarata problema di preminente interesse nazionale, a cui devono provvedere, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, Stato, Regione ed enti locali. La traduzione di questo impegno, con poche eccezioni, non è avvenuta con il rispettoso presidio dell’equilibrio sospeso fra terra e acqua che era stato garantito nel passato. Al contrario, contro ogni evidenza e a dispetto dei pareri degli esperti, le decisioni pubbliche sono state piegate alle convenienze di un sistema di potere, radicato a scala locale e spalleggiato a Roma. Per l’impatto prodotto, l’entità del denaro pubblico investito e il livello di malaffare, il MOSE ha pochi paragoni anche a livello nazionale. Tuttavia, lo stesso tipo di piegatura delle decisioni pubbliche a favore degli interessi privati si rintraccia anche in molti interventi di trasformazione urbana della città degli ultimi vent’anni. Sotto questo aspetto, Venezia si è effettivamente omologata ad altre città e si è lasciata avvolgere in una ragnatela di interessi consociativi la cui composizione, schiacciata su convenienze contingenti, non ha prodotto benefici pubblici significativi e duraturi e, non di rado, ha concorso ad aggravare i problemi esistenti.


Venezia inaccessibile
La terza conversazione, con Anna Renzini, ha riguardato il problema dell’abitare. Da oltre quarant'anni le statistiche certificano il declino demografico della città storica e la crescente pressione del turismo di massa. Il tracollo di Venezia, per emorragia di abitanti e asfissia turistica, dovrebbe spingere le istituzioni - locali e nazionali - a intervenire per correggere le distorsioni prodotte dalle rendite del settore immobiliare e dalla colonizzazione turistica di ogni spazio disponibile. Le cose sono andate e vanno tuttora in modo diametralmente opposto. Anna Renzini, per anni impegnata negli uffici comunali che si occupano della casa, è stata testimone diretta della progressiva scomparsa delle politiche abitative dall’agenda comunale e della sostanziale accondiscendenza verso ogni forma possibile di sfruttamento turistico. L’esaurimento delle politiche pubbliche merita una sottolineatura: il peso delle rendite immobiliari e delle pressioni economiche fa sì che le condizioni di partenza siano determinanti per il destino delle persone. In assenza di un’azione pubblica incisiva, chi non dispone già di spazi e risorse proprie non è in grado né di trovare casa, né di avviare o mantenere un’attività produttiva. Di conseguenza, non soltanto si riduce il numero di persone stabilmente insediate nella città storica, ma cambia anche il profilo sociale ed economico. Si tratta di un ulteriore evidente paradosso: la perdita dell’insularità ha determinato il progressivo isolamento del centro, oggi inaccessibile per larghe fasce di popolazione a cui, di fatto, è impedito di costruire a Venezia il proprio percorso di vita, lavorativa e familiare.



Reattivi contro il declino.
La giornata si sarebbe dovuta concludere con una visita a Poveglia. Attorno al destino dell’isola si è formata un’associazione di cittadini, determinati a contrastarne la privatizzazione e trasformazione turistica e a promuoverne forme di utilizzo più attente ai caratteri dei luoghi e più aperte alla fruizione collettiva. Ne avremmo voluto parlare durante il viaggio, sulle barche a remi recuperate dall’Associazione il Caicio, formata da un un gruppo di giovani appassionati della marineria veneziana, che da alcuni anni è impegnato nel restauro e riutilizzo di imbarcazioni tradizionali. Il cattivo tempo ha impedito il viaggio, ma non la possibilità di incontrare i giovani attivisti del Caicio e del movimento “Poveglia per tutti”. Francesco, Giancarlo e Patrizia hanno indicato, con chiarezza, che è possibile tracciare una rotta differente e dimostrato, con la loro determinazione, che è possibile perseguire un progetto di futuro legato al ripristino del rapporto tra comunità e territorio e a nuovi modi di produzione attenti al valore d’uso. Potranno le loro iniziative essere sostenute e accompagnate da un’intelligente azione pubblica? Ne abbiamo discusso, pubblicamente, il giorno seguente, con Eddy Salzano, nella meravigliosa aula magna del Liceo artistico Guggenheim.




Eddy racconta
Edoardo Salzano ha aperto il suo racconto-intervista soffermandosi su quello che ha imparato di Venezia e della Laguna per poi riportarci alla stagione amministrativa 1975-1985, durante la quale è stato prima consigliere comunale e poi assessore all’urbanistica. Chiave di volta di quella stagione è stato il piano regolatore della città storica. Uno strumento che conteneva al suo interno sia le regole fondamentali, valide a tempo indeterminato e desunte da un approfondito e rigoroso apparato di conoscenze, sia le scelte programmatiche, che l’amministrazione comunale di allora aveva formulato tenendo conto delle condizioni sociali, delle possibilità economiche, degli indirizzi politici e delle disponibilità degli operatori. E insieme al piano regolatore vale la pena di ricordare il piano comprensoriale di Venezia e della Laguna (di cui Vezio De Lucia ha ricordato i contenuti essenziali e le ragioni della mancata approvazione), il piano-programma della giunta comunale, gli indirizzi per il recupero delle isole minori, di cui riportiamo nel sito alcuni stralci significativi. Un quadro coerente di strumenti finalizzati a promuovere una sintesi tra salvaguardia ambientale e storica e sviluppo sociale ed economico.




Una nuova azione pubblica
Recuperare la conoscenza di quella stagione e di quei piani non è un esercizio di memoria fine a se stesso. Gli interventi che si sono succeduti nel dibattito conclusivo moderato da Silvio Testa hanno certificato, una volta in più, che non abbiamo bisogno di un nostalgico e indulgente sguardo verso il passato, ma di riannodare alcuni fili inopinatamente spezzati. Dalle parole di Salzano e De Lucia, così come dagli interventi delle persone oggi impegnate in movimenti e associazioni civiche, emerge la possibilità di un passaggio di testimone tra i protagonisti della più importante stagione riformista passata e una nuova generazione di cittadini, consapevoli della storia della loro città e appassionatamente interessati al suo futuro.
Si tratta ora di recuperare un rapporto proficuo tra le istituzioni e le forze sociali ed economiche più attive e dinamiche. Sapranno le prime aprirsi e compiere un passo in questa direzione? O spetterà alle seconde riappropriarsi della cosa pubblica, per rianimarla e restituirla alla sua primaria funzione? Seguiteci su eddyburg se, come noi, pensate che gli sviluppi futuri di queste vicende non riguardino solo Venezia e i suoi abitanti.